Scopo Associazione Cure
Palliative ONLUS Livorno
Le cure palliative sono rivolte a tutti quei pazienti che, pur essendo
affetti da malattie inguaribili, hanno diritto ad essere curati al fine di
migliorare la qualità della loro vita. Per far ciò è necessario che più persone, (medici, infermieri, psicologi,
assistenti sociali ecc.), uniscano le loro competenze e svolgano la loro attività
nei vari luoghi di cura: ospedale, domicilio, ambulatori.
L'Associazione persegue i seguenti
obiettivi.
Promuovere e favorire la
conoscenza e lo sviluppo della disciplina delle Cure Palliative; istituire
borse di studio relative alla ricerca in campo medico, psicologico, bioetico inerente la disciplina suddetta; contribuire all'integrazione
dell'assistenza presso il domicilio dei pazienti; acquistare strumenti
finalizzati al miglioramento della qualità della vita del paziente stesso;
acquisire risorse per la sopravvivenza della stessa.
Ing. Massimo Nannipieri
Obiettivi futuri
Informare e sensibilizzare l'opinione
pubblica sulle cure palliative; favorire la costituzione di ambulatori
oncologici in alcuni quartieri della città.
Perché Cure Palliative
Il termine "Cure Palliative" è la fedele traduzione
dall'inglese "Palliative Care", con la quale è stato definito il nuovo modo
di curare, basato sul prendersi cura del paziente e della sua famiglia,
affermatosi nei paesi anglosassoni dagli anni '60. Questa definizione dal
latino "Pallium", cioè "mantello", (per proteggere ed aiutare il malato), è
stata adottata in Italia nel 1986 con la nascita della Società Italiana Cure
Palliative - SICP, sebbene nel nostro Paese la parola "palliativo"
venga usata per indicare qualcosa di inutile, inefficace cioè l'esatto
contrario di ciò che sono le Cure Palliative. Non si deve cadere nell'errore
suggerito dall'analogia semantica: le Cure Palliative" non sono un
"palliativo".
Cosa sono le Cure
Palliative
Le Cure Palliative hanno lo scopo dichiarato
di migliorare la qualità della vita residua del malato inguaribile e di
accompagnarlo ad una morte serena e possibilmente senza grandi sofferenze
attraverso il controllo, fino all'ultimo istante di vita, dei sintomi fisici
e, in primo luogo, del dolore fisico, psicologico, sociale e spirituale. Il
luogo privilegiato delle cure palliative è ovviamente il domicilio del
malato o un ambiente simile ad una casa, mentre il risultato che i medici e
tutto il personale di una equipe multidisciplinare, cercano di raggiungere è
permettere al malato di morire nel suo letto, con dignità, circondato dalle
persone care, possibilmente libero da tutti quei sintomi che generalmente
accompagnano le fasi terminali della malattia neoplastica. Esiste
un'attenzione continua a soddisfare tutti i bisogni del paziente, applicando
una terapia farmacologica adeguata e riaggiustando costantemente le dosi dei
farmaci, evitando trattamenti sofisticati o di alta tecnologia invasiva che
non siano strettamente necessari, ricorrendo invece a quelli semplici che
possano essere gestiti anche dai familiari o dal malato al suo rientro a
casa, costruendo un rapporto franco con il malato e la sua famiglia,
offrendo un sostegno psicologico, spirituale al morente e un supporto ai
familiari prima e durante il lutto.
Caratteristiche delle
Cure Palliative
Sono focalizzate sulla qualità della
vita del malato e considerano il morire un processo naturale; non affrettano
ne' pospongono la morte; provvedono al sollievo del dolore e degli altri
sintomi soggettivi del paziente; integrano nella cura del paziente gli
aspetti psicologici e spirituali; offrono sistemi di supporto per rendere
più possibile attiva la vita del paziente fino alla morte; offrono un
sistema di supporto per aiutare la famiglia del paziente durante il lutto;
sono multidisciplinari.
Sono ridotte al minimo le indagini e i
trattamenti sono diretti al controllo dei sintomi e non a quello della
malattia; prevedono l'uso anche di radioterapia, chemioterapia, chirurgia se
esse possono garantire benefici sintomatologi in assenza di svantaggi che
abbiano un peso sulla buona qualità di vita del paziente.
Consiglio Direttivo
|
Ing. Massimo Nannipieri |
Presidente |
|
Dott. Pietro Falaschi |
Vicepresidente e
Coordinatore Attività di Formazione |
|
Sig. Paolo Bottoni |
Segretario |
|
Sig.
Valdo Del Lucchese |
Coordinatore
Informazione e rapporti con la comunità |
|
Sig.ra
Maria Pace Ferrau |
Coordinatore
Organizzazione del Volontariato |
|
Sig. Francesco Chiellini |
Tesoriere |
|
Dr.ssa Antonia Mazzoni |
Coordinatore
Intervento Sanitario |
|
Sig.ra Francesca Luschi |
Addetta al Personale |
| Sig.ra Bianca Angiolini |
Coordinatore Organizzazione eventi culturali e
sociali |
| Altri soci |
Dott. Sirio Malfatti
Sig. Vezio Ciurli
Sig. Umberto Vivaldi
Sig Vitti Riccardo
Sig. Berti Marco
Sig. Marcacci Giuseppe
|
Medico plurispecializzato: Anestesia e
Rianimazione, Nefrologia e Dialisi, ha frequentato l'Istituto Nazionale
Tumori di Milano.
Responsabile U.F. Cure Palliative Livorno e Medico a tempo pieno Unità Cure
Palliative Hospice, ASL 6 Livorno.
"Quando il dolore fisico sembra che ti voglia mangiare, hai solo desiderio
di chiudere gli occhi e di lasciarti andare. Ma poi come per magia, trovi delle
persone che ti coccolano, ti amano, ti aiutano con la loro professionalità, con
il loro sorriso ad uscire dal tunnel del tuo annientamento. Quelle persone siete
voi, così care, premurose affettuose. Non bastano le parole.... Laura"
L'Hospice, (termine anglosassone dalla parola latina hospitium a
significare un luogo di accoglienza) e le cure palliative, (dal latino
pallium uguale a mantello inteso come provvedimento che pur non risolvendola
causa della malattia, ne attenua i sintomi), nascono agli inizi degli anni 70 in
Inghilterra ed hanno come obiettivo prioritario quello di tutelare i diritti
civili del paziente che, affetto da tumore o da una malattia cronica evolutiva,
si avvicina alla morte. Da allora, questo movimento ha avuto una rapida
diffusione ed ha acquisito una notevole importanza nella realtà sanitaria di
vari Paesi Europei, degli Stati Uniti, del Canada. In Italia, solo nel 1999,
dopo l'ormai famoso "caso Di Bella" il Ministero della Sanità ha iniziato a
parlare di "cure palliative" e con la legge n. 39 dello stesso anno ha stanziato
risorse economiche per realizzare su tutto il territorio nazionale strutture
residenziali "HOSPICE" e per promuovere, mediante corsi di formazione regionale,
la nascita di una rete di personale specializzato in tale disciplina. Il modello
assistenziale per questo tipo di pazienti, ricco di implicazioni di ordine
clinico, etico, sociale, è svolto da una equipe multidisciplinare composta dal
Medico di medicina Generale, dal Medico palliativista, dall'infermiere, dallo
psicologo, dal volontario, dall'assistente spirituale e dalla famiglia. L'Equipe
si propone di assistere il malato inguaribile nei diversi setting di cura,
(ambulatorio, domicilio, hospice, ospedale), di provvedere al sollievo del
dolore e degli altri sintomi, di apportare un miglioramento della qualità della
vita residua, di non accelerare ne' di ritardare la morte, di assicurare una
morte dignitosa, di aiutare la famiglia durante la malattia e durante il
lutto. Le cure palliative nel loro significato di "assistenza totale attiva del
paziente cronico evolutivo" necessitano di personale esperto e motivato, di
strutture organizzate diverse da quelle per malati acuti (Hospice vs Ospedale),
di adeguati investimenti economici; per questo motivo non possono essere per il
Sistema Sanitario Nazionale e per la nostra società una soluzione di risparmio,
ma una conversione di risorse umane e finanziarie per far sì che un diritto
civile ineludibile del cittadino-paziente venga garantito. Dal 1° febbraio 2002
l'Azienda Usl 6 di Livorno ha attivato l'Unità Funzionale di Cure
palliative ed ha aperto il Centro Residenziale di Cure Palliative (Hospice) per
l'accoglienza di quei pazienti oncologici che non eseguono più trattamenti
specifici (chemioterapici, radioterapici), ma che necessitano comunque di "cure"
come il controllo di sintomi fisici, dei bisogni psicologici e spirituali. Il
reparto situato provvisoriamente presso il 7°1°, è dotato di 9 posti letto -
ogni ricoverato dispone di una propria camera nella quale è presente un letto
per accogliere parenti o amici. E' inoltre permesso ai familiari, l'uso della
cucina per la preparazione di piccoli pasti particolari e desiderati dai
ricoverati. Il lavoro di equipe viene condotto secondo i canoni e la
filosofia sopra descritta è giunta in Italia grazie al Prof. Vittorio
Ventafridda, già primario dell'Unità Cure Palliative dell'Istituto Tumori di
Milano. Nei primi 12 mesi di attività il reparto ha ricoverato 249 pazienti,
effettuate 753 visite ambultoriali, eseguito 114 consulenze interne, ha
assicurato quotidianamente pareri clinici e supporti telefonici; sono rimaste
inevase 60 domande di ammissione alla struttura, pari al 20.4% delle totali. Il
1° ottobre 2003 è stato raggiunto un altro obiettivo: la nascita del servizio
domiciliare specialistico, il quale va, su richiesta del Medico di Medicina
Generale, ad integrarsi con l'ADI, (Assistenza Domiciliare Integrata),
dell'Azienda Usl 6. L'obiettivo futuro è quello di poter estendere tale modello
organizzativo ad altre patologie croniche evolutive, di coinvolgere in modo più
vasto ed attivo la cittadinanza e le associazioni di volontariato per fare sì
che la Medicina Palliativa diventi diritto per tutti.
Medico plurispecializzato: Internista, Gastroenterologo, Medico Unità
Cure Palliative Hospice, ASL 6 Livorno.
Alcuni anni fa un paziente con un male incurabile ebbe un arresto
cardiaco. Il giovane infermiere del turno di notte riuscì a rianimarlo e,
quando arrivai correndo al suo letto, il polso aveva ripreso a battere.
Ero rattristato al pensiero che quell'uomo era stato strappato a quel
porto di pace al quale era giunto e allo stesso tempo non sapevo quali
parole dire al giovane infermiere per spiegargli ciò che sentivo. Dopo
alcuni minuti di profondo stato di coma il malato aprì gli occhi e con mio
profondo stupore mi riconobbe e disse: "Dottore, che cosa è successo?
Ero sicuro di essere morto... mi creda, Dottore... ero morto davvero! Era
bellissimo, ogni pena era finita e davanti a me c'era una luce di pace
infinita... Dottore, perché sono tornato?" Poco dopo si addormentò
profondamente e al mattino chiuse gli occhi per sempre. Io non so se
quell'uomo si sia veramente affacciato a quel porto di luce e di pace che
un Padre creatore ha preparato per noi o se tutto sia stato solo
l'immagine che il nostro cervello ci invia nell'estremo momento della sua
sofferenza. Nessuno può dirlo. Eppure dopo 35 anni di vita ospedaliera,
pur tra i dubbi e gli errori che costellano la vita di ognuno di noi, di
una cosa sono certo. Oggi si può e si deve aiutare la persona giunta alla
soglia finale della sua vita a morire in un modo più umano. Con i farmaci
giusti, evitando i trattamenti quando eccessivi o inutili. In ambienti
confortevoli che rispettino il suo morire e consentano la vicinanza dei
suoi cari. Con le parole e con il rispetto per i suoi silenzi, aiutandolo
ad esprimere le emozioni. Curando e carezzando il suo corpo anche contro
l'evidenza di un'apparente inutilità. Tutto questo, insieme ad altri
Colleghi, agli Infermieri, ai volontari e ai suoi familiari. Non sempre
tutto sarà sereno, le nubi dell'angoscia, del dolore dell'abbandono sono
in agguato. Prendersi cura di chi sta per morire è riconoscere la dignità
di una persona in un momento irripetibile della sua vita, quando una
parola detta resterà per sempre ed una carezza dimenticata non potrà mai
più essere data.
Per saperne di più
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