Psicologa
Dr.ssa Monica Andreini
Il servizio di psicologia,
(fornito dall'Associazione Cure Palliative di Livorno),
è presente in reparto il lunedì dalle ore 13.30 alle 16.30, il mercoledì e il
giovedì dalle ore 9.00 alle ore 13.00. Il servizio e presente anche al CORD,
(Tel. 0586/223001).
La
Psiconcologia si occupa dei vari aspetti psicologici e psichiatrici che
possono accompagnare i pazienti e le loro famiglie dall'esordio della
patologia neoplastica fino al termine delle cure, anche in Day Hospital o dopo la
dimissione. Il sostegno psicologico ai familiari e ai loro congiunti
ricoverati. è fondamentale nella fase di accompagnamento alla morte. Le
richieste di consulenza e/o sostegno possono pervenire dal paziente stesso,
dai familiari /amici, o dall'equipe. I familiari /amici sono seguiti anche
nella fase di elaborazione al lutto.
Periodicamente viene programmata una riunione con l'equipe per confrontarsi
sulla Relazione/Comunicazione con il paziente e i familiari; condividere i
vari momenti di lavoro, di rilevare eventuali conflittualità all'interno del
gruppo; prevenzione del burn out. Il servizio di Psicologia è aperto anche al
personale, su richiesta diretta di colloquio, anche individuale.
Fisioterapista
Riccardo Roch
Il servizio di
fisioterapia, (fornito dall'Associazione Cure Palliative di Livorno), è
presente in reparto il lunedì, il mercoledì e il venerdì mattina e a
domicilio su richiesta.
La
riabilitazione nelle Cure Palliative
Nell'ambito
delle cure palliative la riabilitazione costituisce un'acquisizione
relativamente recente. Fino a pochi anni fa aveva, nei pazienti negli ultimi
mese di vita, un'applicazione quasi inesistente. Le nuove strategie nella
terapia del dolore e nel controllo degli altri sintomi presenti nel paziente
terminale, consentono a molti malati seguiti da strutture di cure palliative
un buon controllo sintomatologico che a sua volta permette loro e persino
induce ancora una serie di aspettative. L'approccio terapeutico è di tipo
"globale" che non limita l'intervento alla sfera dei soli bisogni fisici, ma
anche a quelli psicologici e relazionali, anche se l'intervento resta sempre
centrato nella sfera del corpo. L'inquadramento globale del paziente da parte
dell'equipe di cure palliative, consente al fisioterapista di disporre di una
serie di informazioni indispensabili sul paziente, sul suo stato psicologico,
sul grado di consapevolezza riguardo alla malattia, al suo grado di
avanzamento e alla probabile prognosi e sulle aspettative da parte del malato.
Il
"programma" riabilitativo è caratterizzato da delicatezza e flessibilità,
perché può doversi modificare di momento in momento in base all'estrema
variabilità del quadro clinico, che inesorabilmente evolve verso un
peggioramento e anche perché il variare e adattare il programma evita il senso
di frustrazione del malato. I trattamenti riabilitativi comprendono un vasto
ventaglio di possibilità di intervento e di obiettivi:
migliorare
l’allineamento e facilitare i passaggi posturali, e locomozione con o senza
ausili ortesici. Prevenire i danni da ipocinesia. Facilitare l’autosufficienza
nella motilità e nelle principali attività della vita quotidiana. Prevenire le
fratture in sede di metastasi ossee. Migliorare il trofismo cutaneo, la
circolazione, ridurre gli edemi. Migliorare la funzione respiratoria
facilitando l’eliminazione delle secrezioni. Ridurre la componente miofasciale
del dolore. Contribuire a ridurre l’ansia, l’insonnia e le contratture
dolorose con l’impiego in particolare di alcune tecniche di rilassamento, di
rieducazione respiratoria e di massaggio.
Durante il
trattamento è importante riconoscere e valorizzare miglioramenti anche di
minima entità e di breve durata. Il significato di questi piccoli successi è
grande comunque e contribuisce a migliorare il quadro generale della qualità
di vita dei pazienti in quanto l’acquisizione anche di un solo giorno in più
di autonomia e soprattutto di speranza può avere un grandissimo valore per chi
lo vive. Molto spesso i pazienti non consapevoli investono nella
riabilitazione grandi aspettative; la risposta del terapista è mediata dalla
sensibilità e dalla capacità di rapportarsi in questi momenti con il paziente
evitando di dare false speranze e prospettando obiettivi realmente
raggiungibili. Parallelamente è altrettanto difficile il rapporto con il
paziente più consapevole col quale è più facile la comunicazione profonda ma è
tanto più frequente la scarsa motivazione all'effettuarla per la "vanità"
dell'obiettivo da raggiungere "tanto devo morire, perché fare è tutto
inutile...", in queste condizioni il fisioterapista deve, nel corso della
seduta, rafforzare l'idea della conquista immediata, del sollievo del sintomo
(posizionamento, respirazione, autocontrollo ecc...).
I familiari spesso
chiedono come possano contribuire a dare al malato dei momenti di benessere o
rendersi comunque utili. Molte piccole cose come manovre elementari di
mobilizzazione e delicati massaggi possono essere insegnati in modo
semplificato. Questo atteggiamento attivo dei parenti si rivela di grande
beneficio anche nel caso in cui il dialogo tra paziente e familiari è scarso o
bloccato, perché diventa un modo di comunicare il proprio affetto al di là
delle parole e toglie ai familiari il frustrante senso di impotenza e di
inutilità.
Spesso il ruolo del contatto é
sottovalutato, non ci si dovrebbe mai accostare ad un paziente senza stabilire
anche un minimo contatto, che può essere solo tenere una mano, perché il
contatto, riduce il senso di solitudine, dà sicurezza attenua la paura,
apporta stimoli piacevoli e, assicurando la presenza, facilita la
comunicazione dell'esperienza emotiva.
E così come il neonato necessita del
contatto come fonte di sicurezza per entrare nella vita, il morente può
trovare nel contatto rassicurazione, minore solitudine e alleggerimento
dell'ansia nella sua separazione dalla vita.
Musicoterapista
Cantante Giada Liscia Garrison
Il servizio di musicoterapia,
(fornito dall'Associazione Cure Palliative di Livorno), è
fatto, su richiesta, sia per i pazienti che per il personale,
è presente in reparto 3 volte la settimana.
Musicoterapia nei malati con breve vita
residua
Con
l'uso della musica si instaura una relazione col paziente che incoraggia una
buona condizione fisica ed emotiva, riducendo l'ansia, rafforzando il concetto
del se', divenendo fonte di interazione profonda e significativa tra pazienti
e famiglie, una "tregua" per sostenere meglio la situazione dolorosa e
l'angoscia della morte. La musicoterapia può essere un supporto alle famiglie
per l'elaborazione del lutto. E' qualcosa di diverso dall'intrattenimento. E'
un percorso di empatia e di condivisione, senza schemi o ritmi precostituiti.
E'
necessario fare una anamnesi musicale, (scoprire i gusti del paziente), per
costituire una relazione, osservando in modo diretto e partecipe: postura,
respirazione, uso del corpo, tono dell'umore (Hevner); analizzando parametri
musicali specifici, (ritmicità del respiro, durata del gesto) e l'espansione
del sonoro vocale e strumentale. L'approccio terapeutico è personalizzato e
necessita di una relazione basata sulla fiducia. Il percorso principale è
ispirato all'Immaginario Guidato con la Musica (Helen Bonny), è un metodo di
esplorazione del se' in cui la musica viene usata per accedere
all'immaginazione. Il musicoterapista non interviene sul vissuto del paziente,
ma apre la possibilità di intervento allo psicologo o lo psichiatra. Contiene
il vissuto ("ti sto vicino..."). Le canzoni scelte, la discussione dei testi
esistenti o originali scritti assieme al paziente o da lui stesso, danno un
brano "su misura", (modello Nordoff-Robbins - New York University), danno una
improvvisazione scritta "su e come il paziente", utilizzando la performance
come atto gratificante. l'approccio alla persona segue criteri di psicologia
umanistica, con al centro la persona e la totalità degli aspetti
soma+psiche=olos. Dunque alla raccolta dati con protocolli di osservazione
segue una documentazione del lavoro. Si analizza ad esempio la frequenza con
cui una parola o gruppo di parole viene utilizzata dal paziente, ( L. Bunt -
Bristol University), sia all'inizio del trattamento che alla fine di esso.
Questo è fondamentale sia per stabilire l'andamento della terapia che per
vedere come chi partecipa interpreta l'esperienza, su come risulta sollevato
dalla sofferenza, dalla malattia, dai problemi, riuscendo anche a sorridere ed
entrare in sintonia con il proprio ritmo interiore.
Spiego
che suono il piano, le percussioni, canto e mi piace cantare per i pazienti,
aggiungendo che è ancora meglio se cantiamo insieme... Facciamo una
conversazione preliminare, un rilassamento guidato e la concentrazione su
un'immagine importante per gli obiettivi del paziente. Le registrazioni
musicali vengono scelte per adattarle all'umore del paziente e ai suoi
bisogni. In questo modo la musica entra ed esce dagli spazi più intimi e
profondi. E' un'esperienza coinvolgente e divertente, un mezzo per ritrovare
la spiritualità e religiosità. La musica accompagna con armoniosa dignità gli
ultimi istanti della vita, il passaggio, come in un sogno...
Estratto dallo scritto di una paziente terminale, Song of
hope (canzone della speranza)
"quando le tenebre ci sopraffanno, ad oscurare la nostra
vita e la nostra mente, quando tutte le strade portano alla confusione e la
speranza è impossibile da trovare, libera le nostre menti per sognare di un
tempo quando il dolore cesserà. Libera i nostri occhi per la visione che ci
porta sulle strade della pace".
|