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Medici, Infermieri e Operatori Socio Sanitari dell'Associazione
Psicologa Dottoressa Monica Andreini
Fisioterapista Riccardo Roch
Musicoterapista Cantante Giada Liscia Garrison

Medici dell'Associazione Cure Palliative

Attualmente prestano servizio nel nostro Hospice alcuni Medici dell'Associazione Cure Palliative:

Foto Dottor Antonio Malfatti

Dr. Antonio Malfatti

già Chirurgo Pronto Soccorso ASL6 Livorno

 

Dottor Stefano Nardini

Medico Generico

Servizio di Guardia Medica Azienda Sanitaria Locale  6 Livorno

mailto:stefano.nardini@virgilio.it

  Dottoressa Domenici Marina

Medico Generico Servizio di Guardia MedicaAzienda Sanitaria Locale  6 Livorno

Azienda Sanitaria Locale  6 Livorno

  Dottoressa Cinzia Ceriani

Medico Generico

Servizio di Guardia Medica Azienda Sanitaria Locale  6 Livorno

Dottor Ettore Lo Bello

Dottor Ettore Lo Bello

Medico Generico

Master in telemedicina
Master in cure palliative

mailto:lobelloettore@libero.it

Infermieri Professionali e Operatori Socio Sanitari:

Accompagnano il paziente e i familiari nel percorso di Assistenza Domiciliare. Forniscono assistenza infermieristica multispecialistica, personalizzata in rapporto al variare delle condizioni generali del paziente, alla sintomatologia, al grado di indipendenza  e conoscenza/accettazione della propria condizione. Cercano, dove possibile di assecondare i desideri, il bisogno di compagnia e di supporto. Creano con il paziente ed i familiari un clima di familiarità e accoglienza. Partecipano alle riunioni settimanali con la psicologa ed il resto dell'equipe; partecipano ai Corsi di Formazione Permanente in Cure Palliative.

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 Psicologa Dr.ssa Monica AndreiniPsicologa Dr.ssa Monica Andreini

 

Il servizio di psicologia, (fornito dall'Associazione Cure Palliative di Livorno), è presente in reparto il lunedì dalle ore 13.30 alle 16.30, il mercoledì e il giovedì dalle ore 9.00 alle ore 13.00. Il servizio e presente anche al CORD, (Tel. 0586/223001).

La Psiconcologia si occupa dei vari aspetti psicologici e psichiatrici che possono accompagnare i pazienti e le loro famiglie dall'esordio della patologia neoplastica fino al termine delle cure, anche in Day Hospital o dopo la dimissione. Il sostegno psicologico ai familiari  e ai loro congiunti ricoverati. è fondamentale nella fase di accompagnamento alla morte. Le richieste di consulenza e/o sostegno possono pervenire dal paziente stesso, dai familiari /amici, o dall'equipe. I familiari /amici sono seguiti anche nella fase di elaborazione al lutto.

Periodicamente viene programmata una riunione con l'equipe per confrontarsi sulla Relazione/Comunicazione con il paziente e i familiari; condividere i vari momenti di lavoro, di rilevare eventuali conflittualità all'interno del gruppo; prevenzione del burn out. Il servizio di Psicologia è aperto anche al personale, su richiesta diretta di colloquio, anche individuale.

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 Fisioterapista Riccardo RochFisioterapista Riccardo Roch

Il servizio di fisioterapia, (fornito dall'Associazione Cure Palliative di Livorno), è presente  in reparto il lunedì, il mercoledì e il venerdì mattina e a domicilio su richiesta.

La riabilitazione nelle Cure Palliative

Nell'ambito delle cure palliative la riabilitazione costituisce un'acquisizione relativamente recente. Fino a pochi anni fa aveva, nei pazienti negli ultimi mese di vita, un'applicazione quasi inesistente. Le nuove strategie nella terapia del dolore e nel controllo degli altri sintomi presenti nel paziente terminale, consentono a molti malati seguiti da strutture di cure palliative un buon controllo sintomatologico che a sua volta permette loro e persino induce ancora una serie di aspettative. L'approccio terapeutico è di tipo "globale" che non limita l'intervento alla sfera dei soli bisogni fisici, ma anche a quelli psicologici e relazionali, anche se l'intervento resta sempre centrato nella sfera del corpo. L'inquadramento globale del paziente da parte dell'equipe di cure palliative, consente al fisioterapista di disporre di una serie di informazioni indispensabili sul paziente, sul suo stato psicologico, sul grado di consapevolezza riguardo alla malattia, al suo grado di avanzamento e alla probabile prognosi e sulle aspettative da parte del malato.

Il "programma" riabilitativo è caratterizzato da delicatezza e flessibilità, perché può doversi modificare di momento in momento in base all'estrema variabilità del quadro clinico, che inesorabilmente evolve verso un peggioramento e anche perché il variare e adattare il programma evita il senso di frustrazione del malato. I trattamenti riabilitativi comprendono un vasto ventaglio di possibilità di intervento e di obiettivi: migliorare l’allineamento e facilitare i passaggi posturali, e locomozione con o senza ausili ortesici. Prevenire i danni da ipocinesia. Facilitare l’autosufficienza nella motilità e nelle principali attività della vita quotidiana. Prevenire le fratture in sede di metastasi ossee. Migliorare il trofismo cutaneo, la circolazione, ridurre gli edemi. Migliorare la funzione respiratoria facilitando l’eliminazione delle secrezioni. Ridurre la componente miofasciale del dolore. Contribuire a ridurre l’ansia, l’insonnia e le contratture dolorose con l’impiego in particolare di alcune tecniche di rilassamento, di rieducazione respiratoria e di massaggio.

Durante il trattamento è importante riconoscere e valorizzare miglioramenti anche di minima entità e di breve durata. Il significato di questi piccoli successi è grande comunque e contribuisce a migliorare il quadro generale della qualità di vita dei pazienti in quanto l’acquisizione anche di un solo giorno in più di autonomia e soprattutto di speranza può avere un grandissimo valore per chi lo vive. Molto spesso i pazienti non consapevoli investono nella riabilitazione grandi aspettative; la risposta del terapista è mediata dalla sensibilità e dalla capacità di rapportarsi in questi momenti con il paziente evitando di dare false speranze e prospettando obiettivi realmente raggiungibili. Parallelamente è altrettanto difficile il rapporto con il paziente più consapevole col quale è più facile la comunicazione profonda ma è tanto più frequente la scarsa motivazione all'effettuarla per la "vanità" dell'obiettivo da raggiungere "tanto devo morire, perché fare è tutto inutile...", in queste condizioni il fisioterapista deve, nel corso della seduta, rafforzare l'idea della conquista immediata, del sollievo del sintomo (posizionamento, respirazione, autocontrollo ecc...).

I familiari spesso chiedono come possano contribuire a dare al malato dei momenti di benessere o rendersi comunque utili. Molte piccole cose come manovre elementari di mobilizzazione e delicati massaggi possono essere insegnati in modo semplificato. Questo atteggiamento attivo dei parenti si rivela di grande beneficio anche nel caso in cui il dialogo tra paziente e familiari è scarso o bloccato, perché diventa un modo di comunicare il proprio affetto al di là delle parole e toglie ai familiari il frustrante senso di impotenza e di inutilità.

Spesso il ruolo del contatto é sottovalutato, non ci si dovrebbe mai accostare ad un paziente senza stabilire anche un minimo contatto, che può essere solo tenere una mano, perché il contatto, riduce il senso di solitudine, dà sicurezza attenua la paura, apporta stimoli piacevoli e, assicurando la presenza, facilita la comunicazione dell'esperienza emotiva.

E così come il neonato necessita del contatto come fonte di sicurezza per entrare nella vita, il morente può trovare nel contatto rassicurazione, minore solitudine e alleggerimento dell'ansia nella sua separazione dalla vita.

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Musicoterapista Cantante Giada Liscia GarrisonMusicoterapista Cantante Giada Liscia Garrison

Il servizio di musicoterapia, (fornito dall'Associazione Cure Palliative di Livorno), è fatto, su richiesta, sia per i pazienti che per il personale, è presente in reparto 3 volte la settimana.

Musicoterapia nei malati con breve vita residua

Con l'uso della musica si instaura una relazione col paziente che incoraggia una buona condizione fisica ed emotiva, riducendo l'ansia, rafforzando il concetto del se', divenendo fonte di interazione profonda e significativa tra pazienti e famiglie, una "tregua" per sostenere meglio la situazione dolorosa e l'angoscia della morte. La musicoterapia può essere un supporto alle famiglie per l'elaborazione del lutto. E' qualcosa di diverso dall'intrattenimento. E' un percorso di empatia e di condivisione, senza schemi o ritmi precostituiti.

E' necessario fare una anamnesi musicale, (scoprire i gusti del paziente), per costituire una relazione, osservando in modo diretto e partecipe: postura, respirazione, uso del corpo, tono dell'umore (Hevner); analizzando parametri musicali specifici, (ritmicità del respiro, durata del gesto) e l'espansione del sonoro vocale e strumentale. L'approccio terapeutico è personalizzato e necessita di una relazione basata sulla fiducia. Il percorso principale è ispirato all'Immaginario Guidato con la Musica (Helen Bonny), è un metodo di esplorazione del se' in cui la musica viene usata per accedere all'immaginazione. Il musicoterapista non interviene sul vissuto del paziente, ma apre la possibilità di intervento allo psicologo o lo psichiatra. Contiene il vissuto ("ti sto vicino..."). Le canzoni scelte, la discussione dei testi esistenti o originali scritti assieme al paziente o da lui stesso, danno un brano "su misura", (modello Nordoff-Robbins - New York University), danno una improvvisazione scritta "su e come il paziente", utilizzando la performance come atto gratificante. l'approccio alla persona segue criteri di psicologia umanistica, con al centro la persona e la totalità degli aspetti soma+psiche=olos. Dunque alla raccolta dati con protocolli di osservazione segue una documentazione del lavoro. Si analizza ad esempio la frequenza con cui una parola o gruppo di parole viene utilizzata dal paziente, ( L. Bunt - Bristol University), sia all'inizio del trattamento che alla fine di esso. Questo è fondamentale sia per stabilire l'andamento della terapia che per vedere come chi partecipa interpreta l'esperienza, su come risulta sollevato dalla sofferenza, dalla malattia, dai problemi, riuscendo anche a sorridere ed entrare in sintonia con il proprio ritmo interiore.

Spiego che suono il piano, le percussioni, canto e mi piace cantare per i pazienti, aggiungendo che è ancora meglio se cantiamo insieme... Facciamo una conversazione preliminare, un rilassamento guidato e la concentrazione su un'immagine importante per gli obiettivi del paziente. Le registrazioni musicali vengono scelte per adattarle all'umore del paziente e ai suoi bisogni. In questo modo la musica entra ed esce dagli spazi più intimi e profondi. E' un'esperienza coinvolgente e divertente, un mezzo per ritrovare la spiritualità e religiosità. La musica accompagna con armoniosa dignità gli ultimi istanti della vita, il passaggio, come in un sogno...

Estratto dallo scritto di una paziente terminale, Song of hope (canzone della speranza)

"quando le tenebre ci sopraffanno, ad oscurare la nostra vita e la nostra mente, quando tutte le strade portano alla confusione e la speranza è impossibile da trovare, libera le nostre menti per sognare di un tempo quando il dolore cesserà. Libera i nostri occhi per la visione che ci porta sulle strade della pace".

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Ultimo aggiornamento: 17-10-07

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